L’Alba dell’Informatica – Quando i conti si facevano a mano e qualcuno cominciò a stancarsi
Immagina un tempo in cui non esistevano calcolatrici, Excel o assistenti vocali che capiscono meno di un anziano col T9. Stiamo parlando di un’epoca in cui fare i conti significava prendere un pezzo di legno, qualche sassolino e un sacco di bestemmie. Eppure, senza questi rudimentali strumenti, oggi non avremmo computer, smartphone o la possibilità di scrollare TikTok fino alle 3 di notte.
Quindi, da dove diavolo arriva l’informatica? Chi è stato il primo genio (o sfigato) che ha detto “basta, voglio far di conto senza impazzire”? Oggi raccontiamo le origini assurde dell’informatica, dagli antichi numeri incisi sulla pietra fino ai primi computer che occupavano stanze intere e costavano come un jet privato.
Quando l’umanità ha capito che fare i conti a mano era una rottura di palle
Nel Neolitico, gli esseri umani iniziano a fare scambi commerciali. Ma come fai a ricordarti quante capre hai scambiato per un sacco di grano? I più intelligenti iniziano a incidere segni su tavolette di argilla, altri legano nodi su corde (non il massimo della sicurezza, ma meglio di niente), altri cominciano ad utilizzare piccoli sassolini, i calcoli (ecco perché i sassolini nei reni si chiamano calcoli… ma questa per fortuna è un altra storia). Ma poi arriva il primo strumento di calcolo della storia: l’abaco.

Pascal e Leibniz: i primi nerd della storia
Saltiamo avanti di qualche migliaio di anni fino al XVII secolo. Qui troviamo due tizi con troppa voglia di semplificarsi la vita: Blaise Pascal e Gottfried Wilhelm Leibniz. Se oggi possiamo fare calcoli senza impazzire, è anche merito loro.
Blaise Pascal e la Pascalina (1642)
Pascal, che già a 16 anni faceva cose che la maggior parte di noi non capirebbe nemmeno con un tutorial su YouTube, costruisce la Pascalina, una macchina meccanica che faceva addizioni e sottrazioni da sola. Una cosa futuristica per l’epoca.

Gottfried Wilhelm Leibniz e la sua calcolatrice migliorata (1673)
Qualche decennio dopo, entra in scena Leibniz, matematico e filosofo con un ego gigantesco. Lui non si accontenta di una macchina che fa solo addizioni e sottrazioni: vuole una che moltiplichi e divida.

Charles Babbage e Ada Lovelace: i pionieri del computer (ma senza corrente elettrica)
Saltiamo nel XIX secolo, dove troviamo un altro visionario: Charles Babbage. Questo matematico inglese ha l’idea di costruire una macchina che calcola tutto da sola. Nasce così il progetto della Macchina Analitica, un dispositivo che, almeno sulla carta, poteva eseguire qualsiasi operazione matematica.
Peccato che non la costruirà mai. Perché?
- Era troppo costosa.
- Era troppo complessa.
- Non c’era nessuno abbastanza pazzo da finanziarla.

Ma arriva Ada Lovelace, figlia del poeta Lord Byron, che capisce il vero potenziale della Macchina Analitica: potrebbe essere programmata per eseguire compiti diversi, non solo calcoli. Scrive così il primo algoritmo della storia, diventando di fatto la prima programmatrice del mondo.
Dalla meccanica all’elettronica: il primo vero computer
Per un secolo le idee di Babbage restano solo su carta, finché arriva il XX secolo e qualcuno dice: “usiamo l’elettricità”. Nascono così le prime macchine elettromeccaniche, poi finalmente i primi computer elettronici, come Colossus, usato per decifrare i codici nazisti nella Seconda Guerra Mondiale.

E se Babbage fosse nato oggi?
Se Babbage fosse nato oggi, probabilmente starebbe scrivendo codice su GitHub e lamentandosi di Windows Update. Ma grazie a lui, a Lovelace, a Pascal e Leibniz, oggi possiamo usare computer milioni di volte più potenti di quelli che hanno mandato l’uomo sulla Luna per guardare video di gatti.
E adesso? Se vuoi scoprire come siamo passati da questi calcolatori rudimentali ai PC moderni, resta con noi perché la storia dell’informatica è appena iniziata!